2026/05 - Gli sconsigli

Ci sono tre tipologie di gioco che sconsigliano di pubblicare. 1) I giochi stagionali, come il mio gioco sul Natale. 2) I giochi a tema religioso, come il mio gioco sul convento 3) I giochi a tema sportivo. Mi mancava solo il gioco a tema sportivo. Ho deciso di colmare questa lacuna. Perché penso che nel mondo dei giochi da tavolo in cui vengono pubblicati migliaia di nuovi giochi all’anno ci sia il rischio di pubblicare troppi giochi ambientati, per esempio, nell’antica Grecia. Ho pensato ad un gioco sull’atletica. Come molti di voi, mi appassiono alle olimpiadi ogni 4 anni. Poi per 4 anni snobbo tutti gli sport. A parte il calcio. Le scorse olimpiadi sono passate da un pezzo e alle prossime manca ancora molto. È il momento più sbagliato anche da un punto di vista di marketing. Ma mi piace che l’ambientazione si sposi con l’esperienza del gioco. E giocandoci ho la sensazione di far “allenamento”, prendendo carte, e  di far “fatica”, scartando carte. Quindi ho pensato all’atletica. Al decathlon per la precisione, perché devo pianificare l’allenamento in funzione delle diverse discipline. Il re Gustavo V definì il vincitore del primo decathlon delle olimpiadi nel 1912: “l’atleta più grande del mondo”. Ditemi voi se non è accattivante un gioco di carte in cui i giocatori cercano di essere “il più grande atleta del mondo”. Ma i distributori internazionali mi hanno sconsigliato di pubblicare un gioco a tema sportivo. Cosa vi avevo detto? Ho cercato di convincerli parlando dello spirito olimpico. Ho citato Gustavo V. Ho buttato lì che il tema sportivo si potrebbe comunque  appiccicare nell’antica Grecia. Silenzio. Se il gioco è ambientato nell’antica Grecia allora va bene. Quindi. Per favore. Se ne parlerete, tralasciate inutili dettagli su atletica, olimpiadi, decathlon e dite che il terzo gioco della prossima trilogia di MINI CARD GAME sarà un gioco sull’antica Grecia.

 

 

2026/04 - Cose dell’altro mondo

 “Gioco è un’azione, o un’occupazione volontaria, compiuta entro certi limiti definiti di tempo e di spazio, secondo una regola volontariamente assunta, e che tuttavia impegna in maniera assoluta, che ha un fine in se stessa;  accompagnata da un senso di tensione e di gioia, e dalla coscienza di “essere diversi” dalla “vita ordinaria”. Ci è parso di poter considerare questa categoria “gioco” quale uno dei più fondamentali elementi spirituali della vita.”
Johan Huizinga, HOMO LUDENS, 1939

Qualche anno fa sono entrato in un convento. Da spettatore, non da inquilino. È stata comunque una grande emozione. Ed è stata un’emozione ancora più grande entrarci da game designer. Non appena ho varcato la soglia infatti ho pensato: “Qui si gioca con regole diverse”. Ora, rileggete la citazione di Huizinga e ditemi se la definizione di gioco non sembra anche la perfetta descrizione di un convento. Il chiostro del convento è come una grande plancia di gioco a grandezza naturale, con pop-up in 3D. La lettura dei testi sacri mi ha ricordato le ore di lettura dei regolamenti. Il tempo è sospeso. Sembra non passi mai. Come l’attesa del tuo turno di gioco dopo un pensatore seriale. E poi il silenzio. Sospiro. Una sensazione di pace ideale che nella biblioteca della mia città dove ci troviamo per giocare non esiste perché i nostri tavoli sono vicini all’area giochi per bambini. Ed è allora che ho cominciato a pensare. Nel nostro mondo vince chi vince, volevo un gioco in cui vince chi perde. Un gioco in cui invece della prepotenza del superare vincesse la cortesia del lasciar passare. Una gara in cui si cerca di arrivare ultimi. Una sfida di gentilezza. Questa è la premessa. Il risultato è però il gioco meno gentile tra tutti i giochi che ho pubblicato. Pazienza. Il tema del secondo dei prossimi tre giochi della serie MINI CARD GAME sarà un convento. Amen.

 

 

2026/03 - La bella bruttezza

Da piccolo giocavo ai giochi da tavolo ed ora li invento. Avete in mente quelle storie toccanti di persone che hanno realizzato i propri sogni? Balle. Da piccolo a ma piacevano i VIDEOgiochi. Ed avendo una certa età, i videogiochi dei nostri tempi erano quello che erano. Anche brutti. Diciamoci la verità. Ma nessun nuovo videogioco bello potrà sostituire nel nostro cuore i vecchi videogiochi brutti. Che noi vedevamo bellissimi. Che per noi erano bellissimi. Come le nostre compagne di classe. Le più belle del mondo. Perché il nostro mondo era la nostra classe. Non come oggi che il mondo è diventato grande come il mondo. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace ci hanno insegnato da bambini. La bella bruttezza d’una volta ci ha insegnato invece che le cose belle sono le cose che lasciano bei ricordi. Che nessuno può portarteli via. I nostri tempi. Quando i videogiochi si giocavano in compagnia. In una sala giochi. O a casa di amici. Erano loro i veri “giochi di società”. Tempi in cui l’amico era “quella cosa che più ce n’è meglio è”. Ma erano altri tempi i nostri tempi. Tempi in cui l’intera umanità era unita. Per difendere insieme il nostro pianeta. Da invasioni di pixel. Il primo dei prossimi nuovi tre MINI CARD GAME avrà come tema i vecchi videogiochi vintage. Vintage come me.

 

 

2026/02 - I fiori in inverno

Ho passato un weekend nel mezzo del nulla. In mezzo alla campagna. In mezzo alla natura. A fianco di uno svincolo autostradale. Uno dei tanti posti al mondo nel mezzo del nulla ma che, per comodità, chiamerò “Parma”. In una sorta di ritiro spirituale. Come un eremita. Ma con altre 664 altre persone. Che hanno avuto contemporaneamente la mia stessa idea. Rinchiudersi nel mezzo del nulla. Non solo perché era inverno. A testare prototipi di giochi da tavolo. Prototipi. Giochi non ancora finiti. Che magari non funzionano. Anche se detto così sembra brutto. L’ho fatto per scegliere i prossimi nuovi tre giochi da pubblicare nella serie MINI CARD GAME. Ma ognuno dei presenti aveva le sue valide motivazioni per essere lì. A giocare. Giorno e notte. In ogni sala. Corridoio. Hall. Anche se è poco credibile che a “Parma” ci sia una “Hall”. Chiamiamolo atrio. Questi i dati ufficiali: 368 autori, 170 playtester, 25 Press/Blogger, 22 editori, 80 operatori. No, non so chi siano gli “operatori”. Ma c’erano, secondo la nota ufficiale dell’evento. 665 persone che per giorni e notti fissano, afferrano e spostano ritagli di carta e pezzi di cartone come sacre reliquie. Con lo stesso sguardo meravigliato dei bambini di fronte ai loro lavoretti in carta e cartone. Migliaia di prototipi, partite, idee. Giochi più o meno belli. Soprattutto meno. Ma che un giorno forse lo diventeranno. Bellissimi. Favolosi. Come le favole di Andersen. Che non tutte hanno un lieto fine. Ma a “Parma”, a fianco di uno svincolo autostradale, possono fiorire meraviglie. Per questo motivo i game designer italiani si recano a “Parma” una volta all’anno con i propri prototipi. Con la stessa motivazione per cui ci si reca a Lourdes. E in questa cornice, invernale, fiabesca e Anderseniana, abbiamo scelto i prossimi tre giochi che continueranno la serie dei MINI CARD GAME.

 

 

2026/01 - Il difficile di cominciare

Quando il grande violoncellista e direttore d’orchestra spagnolo Pablo Casals compì 95 anni, un giovane giornalista gli chiese, “Signor Casals, lei ha 95 anni ed è il più grande violoncellista che sia mai esistito. Perché continua ad esercitarsi per sei ore al giorno?” Pablo Casals rispose, “Perché penso che sto facendo dei progressi”.

Si dice che la cosa più difficile sia cominciare. Ma vogliamo parlare del continuare? Per cominciare, puoi cominciare con un capolavoro, ma va benissimo qualsiasi vaccata. Ma per continuare, la vaccata dev’essere perlomeno migliore della vaccata precedente. Non è facile scegliere i nuovi tre giochi che continueranno la serie MINI CARD GAME. Non è facile cercare di fare sempre meglio. E i GiocaGiullari che mettono un nostro gioco nella TOP TEN dei migliori giochi pubblicati l’anno scorso non aiutano ad abbassare le aspettative. A volte rimpiango la spensieratezza degli inizi. Quando qualcosa non esiste è sempre un potenziale capolavoro. Una compagna di classe un giorno chiese al professore se alla verifica qualcuno avesse preso il massimo dei voti. Sì, le rispose il professore. Lei sorrise, felice, magari sono io, disse. In realtà prese 2.5. Ma era in una classe in cui qualcuno aveva preso il massimo dei voti, quindi, potenzialmente, avrebbe potuto essere lei. Scegliere i primi giochi da pubblicare è stata quella gioia lì. Due anni e 10 giochi più tardi ci si fa invece più problemi. Ogni anno vengono pubblicati oltre 5'000 nuovi giochi da tavolo, secondo una ricerca casuale su internet. Non ricordo la fonte, restiamo ai livelli del “sentito dire”. Per cui è lecito chiedersi se il mondo dei giochi abbia bisogno di un altro nuovo gioco. E se ci è già capitato nella vita di aver fatto dei giochi, se siamo in grado di fare “meglio”. Ma forse mi faccio tutti questi problemi perché appartengo ad una generazione che è cresciuta ascoltando canzoni come “Si può dare di più”.

 

Naivina, Switzerland.